
I dati diffusi oggi sulla crescita dell’attività manifatturiera nei paesi Ue lasciano pochi dubbi: la crisi pare ormai arrivata ad un punto morto.
Ora però, è necessario eliminare tutti quei fardelli che nel nostro paese rallentano l’avvio della ripresa, a partire dall’Irap. Basti pensare che in alcune imprese l’Irap è tre volte l’utile», così Paolo Galassi, presidente di Confapi( 60 mila imprese, un milione e mezzo di addetti).
Infatti, come sottolinea il Centro studi Confapi, in un’azienda con 160 dipendenti, che fattura 40 milioni di euro e ha un utile di circa 100 mila, l’Irap costa quasi 300 mila.
Oltre i nostri confini in molti stanno mettendo l’impresa al centro dei programmi, attuando misure che andranno a beneficio diretto del sistema produttivo. La Francia, ad esempio, ha appena messo a segno un punto importante nella lotta alla crisi con l’eliminazione dell’Irap e la Germania è prossima ad attuare una riduzione consistente della pressione fiscale sulle imprese. Non capisco cosa stiamo aspettando in Italia per dare il via a provvedimenti di questo genere.
Infatti, le piccole e medie imprese italiane non chiedono di più rispetto a quello che gli altri paesi stanno facendo per tutelare il loro sistema produttivo, ma pretendono di non trovarsi in una condizione di svantaggio, con nuovi scenari di mercato sbilanciati a favore di quei competitors esteri che hanno goduto di aiuti e sgravi da parte dei propri governi.
Faremo tutto il possibile per evitare questo – conclude Galassi – e continueremo a chiedere una revisione globale del sistema fiscale a carico della piccola e media industria, affinché la tassazione non continui a essere un macigno posto sulle prospettive di crescita e sviluppo dell’economia italiana.

