giovedì 3 settembre 2009

Immigrazione: sono 250mila i piccoli “business” dal mondo

Pubblicato da Gloria Soresi


immigrati

Rallenta ma non si arresta la vitalità delle imprenditoria immigrata: +1,7% la crescita nel II trimestre dell’anno.

Ci sono anche loro a trattenere il respiro, in attesa di tempi migliori, ma sempre fiduciosi che fare impresa sia la carta giusta per integrarsi prima e meglio nella società italiana.

Sono i quasi 250mila piccoli imprenditori titolari di aziende individuali che al 30 giugno scorso risultavano iscritti ai registri delle Camere di commercio, pari al 7,3% di tutte le aziende di questo tipo. Secondo Movimprese – la rilevazione trimestrale condotta per conto di Unioncamere da InfoCamere, la società consortile di informatica delle Camere di Commercio italiane – anche nel mezzo della crisi  la loro vitalità appare piuttosto sostenuta, sebbene le difficoltà del momento si facciano sentire su entrambe i versanti della dinamica demografica.

Nel periodo aprile-giugno, infatti, le nuove imprese aperte sono state 9.915 (753 in meno rispetto allo stesso periodo del 2008), mentre 5.789 sono state quelle che hanno chiuso i battenti (744 in più dell’anno scorso). Il saldo del trimestre è risultato pertanto pari a 4.126 unità in più rispetto alla fine di marzo (l’anno scorso era stato di 5.623), corrispondente ad una crescita relativa dello stock di queste imprese del +1,7%, significativamente superiore al dato medio nazionale riferito alle imprese individuali (+0,25%).

“L’impresa è uno strumento fortissimo di promozione e di aggregazione sociale, e lo è ancora di più quando ad esserne protagonisti sono dei cittadini immigrati, venuti qui per lavorare e mettere a frutto le proprie abilità nel rispetto delle regole e confrontandosi con correttezza sul mercato” ha commentato il Presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello. “A questi piccoli e coraggiosi imprenditori non dobbiamo far mancare l’appoggio indispensabile delle istituzioni, perché con le loro iniziative possono dare un contributo importante all’affermazione di un modello di integrazione tutto italiano, centrato sul valore del territorio e della piccola impresa”.

Il territorio
Dal punto di vista territoriale la Toscana si conferma terra di elezione per l’imprenditoria immigrata che, nelle tradizioni manifatturiere e artigianali della regione trova un favorevole humus per un insediamento diffuso. A Prato, in particolare, le imprese di immigrati guadagnano nel trimestre un altro mezzo punto percentuale (lo 0,45%) in termini di rappresentatività sul totale del tessuto imprenditoriale locale, portando la propria quota relativa a sfiorare il 32% di tutte le imprese individuali del territorio.

Oltre alla Toscana, solo altre due regioni (Lombardia e Liguria) fanno registrare una presenza di imprese di immigrati superiore al 10%. In termini assoluti, invece, le presenze più consistenti si registrano in Lombardia (46.032 imprese), Toscana (26.323) ed Emilia Romagna (25.188).

Le provenienze
Con oltre 97mila presenze, pari al 39,6% del totale, il serbatoio principale dell’imprenditoria immigrata in Italia è l’Africa, con il Marocco (46.834 titolari di impresa) a fare da capofila. A grande distanza seguono i cittadini senegalesi (13.597), i tunisini (11.136), gli egiziani (10.408) e i nigeriani (5.824). Prese insieme, le prime cinque nazionalità costituiscono il 90,4% di tutto il contributo del ‘continente nero’ all’imprenditoria tricolore.

Considerando anche la vicina Svizzera (terra di emigrazione per tanti italiani), l’Europa – con 64mila presenze – occupa la seconda piazza quale area di provenienza dei titolari di imprese immigrati. I paesi più rappresentati sono l’Albania (26.685 titolari), l’insieme di Serbia e Montenegro (7.947), la Macedonia (4.063), la Moldavia (2.471) e l’Ucraina (2.344).

I settori di attività
Le attività più gettonate dagli imprenditori immigrati sono senza dubbio quelle del commercio: 106.719 le aziende rilevate alla fine di giugno, pari al 43,2% di tutte quelle con un titolare nato al di fuori dell’UE. Seguono quelle connesse con le costruzioni (67.310, pari al 27,2% del totale) e quelle manifatturiere (29.325 aziende, l’11,2%). Complessivamente, in questi tre settori opera l’82,3% di tutti i titolari immigrati. Nel secondo trimestre del 2009, ad eccezione dei trasporti, magazzinaggio e comunicazioni e dell’istruzione, in tutti i settori di attività c’è stato un aumento di imprese con titolare immigrato. Il saldo maggiore si è registrato nel commercio (+2.235 attività), seguito dalle costruzioni (+867) e dai servizi alle imprese (+362).

Commenta questo articolo

Dichiaro di aver letto e accettato il disclaimer