mercoledì 18 marzo 2009

Ethnoland: in Italia 165mila imprenditori immigrati

Pubblicato da redazione


Dal 2003 a oggi il numero è triplicato. In testa la Lombardia con 30mila aziende. Settore trainante è l’industria, con 83.500 imprese (50,6% del totale). L’ indagine della Fondazione Ethnoland

Dagli allevatori agli agricoltori (circa 2.500), dall’edilizia al commercio, dalla gestione di phone center fino alla creazione di piccole case di moda. Un universo molto variegato quello dei 165mila immigrati che gestiscono un’impresa nel nostro Paese: una ogni 33 aziende registrate in Italia. Fenomeno recentissimo, se si pensa che l’85% di queste attività è stato avviato dopo il 2000 mentre, prima di quella data, era attivo solo il 15%. Sono alcuni dati che emergono dal volume “ImmigratImprenditori. Analisi, storie e prospettive” realizzato dalla Fondazione Ethnoland, con il supporto dei redattori del “Dossier statistico immigrazione Caritas/Migrantes”.

Dal 2003 a oggi il numero delle imprese straniere è triplicato: si è passati infatti da 56.421 unità alle 165.114 censite nel giugno 2008. Una crescita tanto più sorprendente se si pensa che tra gli italiani, in quest’ultimo periodo, la situazione è stabile o, in alcuni casi, caratterizzata da una leggera flessione. Particolarmente significativo è la situazione in alcune regioni del nord, dove l’iniziativa imprenditoriale degli immigrati sta facendo rivivere la situazione degli anni Sessanta e Settanta, con il boom delle piccole aziende create dai meridionali, prima impiegati nelle grandi fabbriche.

Capitale dell’imprenditoria straniera, con 30mila aziende, è la Lombardia (solo in provincia di Milano sono più di 17mila le imprese gestite da titolare straniero), seguita dall’Emilia Romagna (20mila), Lazio, Piemonte, Toscana e Veneto (15mila), Campania, Marche e Sicilia (4mila).  Settore trainante è l’industria, con 83.500 aziende (50,6% del totale). Al suo interno prevale di gran lunga il comparto edile (64.500 aziende) seguito a distanza dal tessile (10mila aziende) nel quale si sono posti in evidenza i cinesi. Il settore dei servizi è distanziato di poco (77mila aziende, pari al 46,9% del totale). Tra le grandi collettività, il Marocco è quello maggiormente dedito al commercio (gestiscono infatti il 67,5% delle imprese attive in quel settore) e la Romania all’edilizia (più dell’80%) mentre la Cina si ripartisce tra l’industria manifatturiera (46%) e il commercio (44.6%).

“Chi si dichiara disponibile all’accoglienza di un’immigrazione di qualità deve essere aiutato a capire che tale immigrazione si trova già sul posto”, commenta Otto Bitjoka, presidente della fondazione Ethnoland. “Bisogna adoperarsi perché gli immigrati contino di più come lavoratori, come imprenditori e come cittadini. Superando la diffidenza nei confronti degli ‘stranieri’ bisogna abituarsi a pensare che convenienza economica e solidarietà possono andare di pari passo”.

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