venerdì 23 luglio 2010

Istat: nel 2008 cresce l’economia sommersa

Pubblicato da Gloria Soresi


Il lavoro in nero nell’2008 vale tra i 255 e 275 miliardi di euro

Nel 2008 il valore aggiunto prodotto nell’area del sommerso economico è compreso tra un minimo di 255 e un massimo 275 miliardi di euro. Il peso dell’economia sommersa è compreso tra il 16,3% e il 17,5% del Pil (nel 2000 era tra 18,2 e 19,1%).

Tra il 2000 e il 2008 l’ammontare del valore aggiunto sommerso registra una tendenziale flessione, pur mostrando andamenti alterni: la quota del sommerso economico sul Pil raggiunge il picco più alto (19,7%) nel 2001, per poi decrescere fino al 2007 (17,2%) e mostrare segnali di ripresa nel 2008 (17,5%).

Il fenomeno dell’economia sommersa è molto complesso e la sua dimensione può essere stimata analizzando i diversi comportamenti fraudolenti assunti dagli operatori economici per evadere il sistema fiscale e contributivo. La pratica dell’utilizzo di lavoro non regolare, ad esempio, è strettamente connessa al mancato versamento dei contributi sociali: nel 2008 erano circa 2 milioni e 958 mila le unità di lavoro non regolari.

Questa componente, che rappresenta l’11,9% dell’input di lavoro complessivo nel 2008, raggiunge il 12,2% nel 2009. Se le prestazioni lavorative sono non regolari, e quindi non direttamente osservabili, producono un reddito che non viene dichiarato dalle unità produttive che le impiegano. Nel 2008 l’incidenza del valore aggiunto prodotto dalle unità produttive che impiegano lavoro non regolare risulta pari al 6,5% del Pil, in calo rispetto al 2000 quando ne rappresentava il 7,5%. Ma l’impiego di lavoro non regolare rappresenta soltanto una componente dell’economia sommersa.

La parte più rilevante del fenomeno è costituita dalla sotto dichiarazione del fatturato e dal rigonfiamento dei costi impiegati nel processo di produzione del reddito. Nel 2008 l’incidenza del valore aggiunto non dichiarato dovuto alle suddette componenti raggiunge il 9,8% del Pil (era il 10,6% nel 2000). A livello settoriale l’evasione fiscale e contributiva è più diffusa nei settori dell’Agricoltura e dei Servizi, ma è rilevante anche nell’Industria.

Se si considera la sola economia di mercato, senza considerare, cioè, il valore aggiunto prodotto dai servizi non market forniti dalle Amministrazioni pubbliche, il sommerso nel 2008 rappresenta il 20,6% del Pil, contro il 17,5% calcolato per l’intera economia.

La valutazione dell’economia sommersa effettuata dall’Istat individua una “forchetta” di stime: il valore inferiore di quest’ultima è dato dalla parte del prodotto interno lordo italiano che è certamente ascrivibile al sommerso economico; quello superiore si riferisce, invece, alla parte del Pil che presumibilmente deriva dal sommerso economico ed ingloba anche una componente di più difficile quantificazione, data la commistione esistente tra problematiche di natura statistica e quelle di tipo più prettamente economico.

Nel 2008 il valore aggiunto prodotto nell’area del sommerso economico risulta compreso tra un minimo di 255 miliardi di euro e un massimo di 275 miliardi di euro, pari rispettivamente al 16,3% e al 17,5% del Pil. Nel 2000 l’ampiezza dell’economia sommersa oscillava tra i 217 e i 228 miliardi di euro, rispettivamente il 18,2% e il 19,1% del Pil.

Fonte immagine: Finanzainchiaro.it

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